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Il pomodoro: breve storia di un ortaggio

30 luglio 2019
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IL POMODORO: BREVE STORIA DI UN ORTAGGIO

Era amatissimo dagli Aztechi, che lo chiamavano “xitomatl”, e non esisteva in Europa prima di Cristoforo Colombo. Poi, con i suoi frutti che sembravano palline dorate, conquistò il Re Sole che lo usò per ornare i giardini di Versailles. Mentre fu nell’Italia meridionale che il pomodoro cambiò colore e divenne cibo, dopo due secoli di diffidenza.

Neppure un bravo romanziere avrebbe saputo inventare una storia affascinante, misteriosa e ricca di suggestioni come quella del pomodoro, capace di suscitare curiosità e stupore sotto numerosi punti di vista. Ma andiamo per ordine…

Anche se ci sembra difficile da immaginare i nostri antenati (cioè i latini e i greci che hanno “costruito” la nostra cultura mediterranea), il pomodoro non sapevano neppure cosa fosse. Il pomodoro (Solanum lycopersicum), è infatti una specie vegetale originaria del Sudamerica occidentale.

Portato nell’America centrale dalla civiltà Maya, venne adottato dagli Aztechi che amavano questo frutto a tal punto da coltivarlo estensivamente nelle zone meridionali del Messico. E fu proprio in questa regione che Hernán Cortés, il conquistador spagnolo, notò questa pianta fra il 1519 e il 1521. Da lì, come accadde per molte altre specie vegetali (patate, fagioli, arachidi, peperoncino piccante, girasole, cacao e tabacco, solo per citarne alcune), il pomodoro viene portato in Europa dal “nuovo mondo”.

Diversamente da altre specie vegetali, il pomodoro fu accolto con molta diffidenza, per diversi motivi. Innanzitutto, agli occhi dei botanici europei del tempo, questa pianta era molto simile alla morella comune (Solanum nigrum), una specie conosciuta e velenosa; per questo motivo il pomodoro fu inizialmente considerato non commestibile.

Al di là di questa errata convinzione, oggi si ipotizza che, probabilmente, in passato i pomodori avrebbero potuto avere un maggior contenuto di solanina che li rendeva, se non tossici, difficilmente digeribili. Va anche considerato che le prime piante, coltivate per lo più in Francia in un clima più freddo di quello originario, erano contorte e con frutti piccoli e giallognoli, molto poco accattivanti dal punto di vista culinario.

L’aspetto di questi primi pomodori conquistò però il gusto estetico del Re Sole Luigi XIV che ne favorì l’impiego a scopo ornamentale nei giardini delle sue corti.

Proprio grazie al colore dorato di questi primi frutti giunti in Europa, sembra che i francesi iniziarono a indicare la pianta con il nome “pomme d’or” o anche come “pomme d’amour”, visto che secondo alcuni questo frutto ritenuto non commestibile, opportunamente trattato, si riteneva avesse proprietà afrodisiache. Altre fonti, invece, vedono l’origine del nome pomodoro nella denominazione “mala aurea” (mela d’oro), data da Pietro Andrea Mattioli (1501-1577), padre della botanica italiana e poi tradotta in francese per “tornare” in Italia con il nome che tutti conosciamo.

L’arrivo del pomodoro in Italia è datato ufficialmente il 31 ottobre 1548, quando Cosimo de’ Medici riceve dalla sua tenuta nei pressi di Pisa, un cesto di pomodori germogliati da semi donati alla prima moglie Eleonora di Toledo dal suo padre, nobile spagnolo e potente Viceré di Napoli.

La sua diffusione, anche in Italia, fu immediata in tutta la penisola, ma sempre come pianta ornamentale nei giardini della nobiltà. Furono le classi contadine del meridione (dove il clima favorevole produceva frutti di taglia maggiore e dal colore rosso a piena maturazione) che, spinte dalla povertà e dal sempre più invitante aspetto del pomodoro, iniziarono a consumarlo come alimento circa un secolo prima delle altre popolazioni europee!

Nel ‘700, mentre in Spagna e in Italia gli agricoltori iniziavano, grazie al loro clima caldo, a selezionare la pianta ottenendo diverse varietà, i “nuovi” pomodori, rossi e più succosi, raggiungono il Nord Europa e anche lì iniziano a riscuotere le prime attenzioni gastronomiche. Secondo alcune fonti la prima “passata di pomodoro” viene elaborata in Francia nel 1762. Ma la prima comparsa del pomodoro in un ricettario risale alla fine del ‘600, a Napoli, come alimento che può essere cucinato da solo o usato per condire soprattutto i piatti di carne.

La definitiva diffusione gastronomica del pomodoro in Italia raggiunse il Nord solo dopo la spedizione dei Mille nel 1860. Prima di quella data però, sempre a Napoli, nel 1839 all’interno del volume “Cucina casareccia in dialetto napoletano” Ippolito Cavalcanti mette per iscritto la prima ricetta di pasta al pomodoro. Da quel momento il matrimonio fra pasta e pomodoro diviene sempre più popolare e ben presto fa la sua comparsa una nuova invenzione culinaria, il ragù di pomodoro e carne.

Sempre nella seconda metà del 1800, la salsa di pomodoro incontra un altro piatto italiano destinare a diventare famoso in tutto il mondo: la pizza.

Da quel momento la popolarità del pomodoro in cucina si diffonde praticamente ovunque e la salsa di pomodoro diviene un simbolo della cucina italiana, trainata dal successo della pasta e della pizza in tutto il pianeta.

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